Saturday, April 29, 2006

Another review of Osci Lp album on The Wire!

Fabio Orsi
Osci
Small Voices Lp

A quiet gem of an album from label Small Voices.Each side of Osci comprises a long drift of electronic drones sourced partly from electric guitar,augmented with delicated shadings of samples and field recordings.There’s a subtle use of processed folk music and pacifying sounds of rural calm,but Orsi’s pastoral idyll keeps slipping into deep melancholy-shades of William Basinski-and even dread.The album comes apart in its latter stages and that’s not bad thing,as it might otherwise have degenerated through lack of variety into just another Ambient washout.the soft density of the sound is replaced by a section of slashing,high frequency cymbal effect,wich in turn gives way to a more brutally treated passage of folk song,underpinned by an ominous repeating thud.What sets the album apart is its careful construction and sense of restrained drama;Orsi’s collaborator Kinetix,credited with reworking and producing the material,might have added crucial input in this regard.Osci is a curious,even perplexing album rather than a truly challenging one,but that’s good enough to be going on with.


Keith Molinè
The Wire

Sunday, April 23, 2006

Fabio Orsi on Sloow Tapes - Winter!!!...A extensive interview with MCIAA


My Favourite Magazine
Sloow Tapes – Winter
Book, 88 pages

Old school paper magazine featuring extensive interviews with Julie Mittens, Samara Lubelski, Fabio Orsi, Plastic Crimewave and Wally Shoup. Writings and drawings by Nemo Bidstrup, Tara Burke, Sara Czerny, Bart De Paepe, Bram Devens, Bridget Hayden, Jani Hirvonen, Robert Horton, Jonna Karanka, Steve Krakow, Lieven Martens, Chris Miller, Maurizio Opalio, Roberto Opalio, Andy Ortmann, Stefano Pilia, Eva Van Deuren and Ronny Van Hee. Comes in eye popping two-sided silkscreened cover by Jelle Crama.

thick zine featuring writings and drawings from Jelle Crama, Nemo Bidstrup (Time Lag / Drona Parva), Robert Horton, Bridget Hayden, Wally Shoup, Stefano Pilia, Roberto & Maurizio Opalio (My Cat Is An Alien), Tara Burke (Fursaxa), Jonna Karanka (Kuupuu), Samara Lubelski and more (Boa Melody Bar)

Saturday, April 22, 2006

Fabio Orsi live set Masseria la penna (TA),10 Marzo

Other reviews of Osci/LP!!!

SANDS-ZINE (www.sands-zine.com)

Osci´

Autore disco:
Fabio Orsi

Etichetta:
Small Voices (I)

Link:
www.smallvoices.it

Formato:
LP

Anno di Pubblicazione:
2005

Titoli:
1) side A 2) side B

Durata:
38:00

Con:
Fabio Orsi, Gianluca Becuzzi


Miracolo!
Salvatore Borrelli


Questa recensione è certamente di parte, quindi diffidatene dal principio! Fabio Orsi è un caro amico, una persona con cui si stanno creando materiali sonori, e fingere equanimità, qui in sede di scrittura, significherebbe svisare con una finzione troppo imbellettata un legame schietto che mi accomuna a lui così come a chi leggerà quanto segue.
A tre anni dalla sua costruzione finalmente esce "Osci", in un formato inusueto: Lp da 300 copie, su un'etichetta davvero audace come la Small Voices, e con un'opera di ripulimento/assestamento sonoro di un vero perfezionista ikediano della scena elettro/elettroacustica nostrana, ovvero Gianluca Becuzzi, in arte Kinetix. "Osci" non è il primo lavoro di Orsi, ma di certo è la sua prima uscita su un supporto ufficiale. Il disco è composto da due untitled suite di 18 minuti netti cadauna, la prima su di un lato, la seconda sull'altro. La storia del disco suona più o meno così: Fabio, napoletano ma tarantino di adozione, stanco dei circuiti festivalieri legati a taranta, vino e saghe paesane, 3 anni fa, con una frequenza di tipo ossessivo, se non maniacale, si presentò a tutti i festival legati alla tradizione popolare della sua terra. Se ne stava nascosto a captare come un vero agente della CIA ogni umore, suono, canto, tra atmosfere goliardiche di paese e danzatori ubriachi. Ogni notte se ne tornava a casa con un mucchietto di suoni e li travisava su un pc pronto a processare tutto quanto. Alla fine di questa carrellata tradizionalista, un po' come il "Ten cases of human aberration" di Strinqulu, viene fuori un'opera che prima ancora di parlare con un linguaggio sonoro, lo fa con una presa di coscienza forte, concretista e trasversalista, che nella sua essenza più significante usa i linguaggi della tradizione, che bloccano la spinta dell'avvenire, utilizzandoli come composizioni stranianti per un vero e proprio mezzo dronico.
"Osci" si presenta come un discacciamento lunarista, una mappa di perforazione ombrifera somigliante a quei sogni processuali che ravvoltano le sinapsi quando ostruiscono il Rem. Ha un plesso longitudinale disormeggiato che si spaccia come un curvimetro che misura tutti i segmenti che si distribuiscono ad ellissi nello spazio essenziale dell'orecchio e risponde alle stesse leggi di Dio che Eckhart attribuiva alla 'profondità dello spirito': 'Perciò è libero da tutte le cose, e perciò è tutte le cose'. Ogni momento sacro di questa corsa basinskiana pare irritrattabile come le dissuasioni date dai presagi in quei paesaggi di campagna che somigliano ad agri sepolcrati dove appare il giorno. Uno schizzo a matita accentato su una sistole in continuo stagliamento, i barbari da una parte, i flokloristi della plenitudine che si dibattono sul terreno dello scontro, e lui dall'altra, che li riprende come se questi barbari fossero morti in un nanosecondo ma cantassero in eterno la loro relatività. Osci è un prisma probabile, s'insinua in quelle macchine smaltatrici che smantellano continuamente la reboanza dell'acciaio e fanno realmente patire il tempo nessile del vissuto. Durante questi sbalzi vertiginosi di materia morente, e quindi vivente, o che sta per sfinirsi, nella prima traccia, c'è un'ipofonia davvero liberatoria: una voce che si recita dentro, che si consuma fuori, che pare mimarsi di farneticazioni per consuntivare forse l'umana indecenza di questo culto infinito che comincia dove finiva "Disengage" di O'Rourke. Il lavoro dell'arte consiste continuamente nel relativizzare la vita, nel portare in qualche modo la morte sulla scena colloquiale dell'impeto ed Osci è un disco di defunti e fa davvero paura perché insorge come un nastro irrevocabile per mostrare che siamo perduti e che ci sono requie dovunque. Hobbes lo sapeva bene: 'l'unica passione della mia vita è stata la paura'. Eppure l'incontestabile forza che Osci sa di avere consiste nel modo in cui tratta il tempo: Niblock incontra i Gastr del Sol, ma al di là di nomi e cognomi, s'incontrano epidermidi, nodi materici, flussi sanguigni che praticano l'eredità di questa terra. Osci non è un disco nuovo. Non segue le mode che si seguono quando qualcuno decide di comunicare il proprio stato d'animo a patto anche di sembrare senza-tempo. Non utilizza un linguaggio ipertecnico con lo scopo di apparire alla moda per risultare addomesticabile. Per questa ragione questo disco sarà destinato nel corso degli anni ad essere la nuova pietra miliare della musica del domani, del presente e del passato. È un disco che parla dell'uomo, che è diretto all'uomo, che si rivolge anche all'uomo quando non ci sarà più. I lidi che insegue sono quelli dell'inizio e della fine e per questo contempla tutto ciò che è, e tutto ciò che non è più, come se si trattasse della visione di un Dio che, congratulandosi con se stesso, ama anche nascondersi per apparire a turni alterni come una vera macchina della sparizione.




SENTIREASCOLTARE (www.sentireascoltare.com)

Fabio Orsi – Osci (Small Voices, LP, 2005)
di Martino Lorusso
Per chi segue il circuito italiano della musica elettronica sperimentale, quello di Fabio Orsi non è un nome nuovo, avendo l’artista di origini napoletane alle spalle una già corposa produzione di cd-r, tracce sparse su compilation varie e lavori distribuiti gratuitamente in rete.

Esordio (solo) su vinile per l’attivissima Small Voices, rieditato e prodotto da Gianluca Becuzzi (Kinetix), che con cura certosina ha riaccorpato il materiale sonoro in due lunghe suite di diciotto minuti l’una (per ciascun lato del vinile), Osci è un susseguirsi di suggestioni che rimandano alle musiche più avventurose del nostro tempo, giocando al rimpiattino con gli stilemi dell’elettronica più avant, senza cadere nella trappola del cliché. Tecnicamente è un patchwork di suoni trovati/editati, drones, microwaves e sparuti interventi di chitarra, pianoforte e synth, che sin dai primi movimenti proiettano l’ascoltatore tra le sue trame magnetiche e spiraliformi.

Colgono in pieno il senso dell’opera le parole di Sav, stese sul retro di cartoline incluse nel package raffiguranti scorci di vita paesana, di un passato il cui ricordo appare sfocato e sgranato come le figure in bianco e nero che vi sono rappresentate: “Osci è un buco profondo scavato nel terreno dell’amata-odiata musica tradizionale. Rappresenta la volontà di strappare le radici e osservarle da prospettive insolite, con lenti deformanti sotto luci colorate”.

Stupisce la naturalezza con cui Fabio riesce ad accostare temi e suoni tanto vari, persino a livello timbrico, senza intaccare minimamente la fluidità di un lavoro, che trova soluzione di continuità soltanto quando la puntina del giradischi giunge all’ultimo solco del lato B, spezzando, in uno schiocco, l’incanto delle visioni e l’effetto di straniamento indotto.

L’ispirazione del napoletano, cresciuto nelle contrade pugliesi, si nutre della tradizione popolare del tacco d’Italia, dell’anima tarantata di pizziche indiscretamente rubate da un microfono che ha vagato per feste e sagre dall’elevato tasso etilico; musiche poi disossate e trasfigurate, di cui viene sunto lo scheletro, costruita intorno una polpa di febbricitante modernità.

“Osci non ha niente a che spartire con l’arte. Piuttosto somiglia a una zappa”. Dai solchi scavati del vinile s’innalza un’elettricità sfrigolante di movimenti materici granulari, la staticità dronica delle composizioni di Phill Niblock accarezzata da loop desola(n)ti à la Basinski, echi lontani delle teorizzazioni ambient di Eno soffocati da nebulosi crescendo strumentali nello stile del Jim O’Rourke di Disengage.

Dalla nuda terra traspira il candore sottilmente inquietante di una notte in cui tutto tace tranne i grilli, da quei solchi zampilla il confortevole suono di rigagnoli d’acqua sotterranei, ed esalano le voci ubriache di violinisti nordeuropei affascinati dal sole e dal lu mieru (vino) salentini. La tavolozza sonora, ricca di accostamenti insoliti, è assemblata con un’attitudine naif che decreta la straordinaria forza evocativa di Osci e la sua capacità di commuovere.

In un momento in cui le creazioni al laptop stentano a comunicare un qualsivoglia tentativo di non ripetersi e ripetere strade già ampiamente battute, l’esordio di Fabio Orsi giunge a (riba)dire che in Italia si fa dell’ottima musica elettronica, per nulla inferiore a quella realizzata altrove, e che anzi, proprio da qui potrebbero partire gli input di un next step e di un rinnovamento che molti ascoltatori auspicano - forse - da troppo tempo.

(8.0/10)

Osci_1 side A
Osci_2 side B


Smallvoices
Sinewaves

some links.. my mp3 works are here!!!!

http://www.sinewaves.it/s3p011.htm fAb/kinetix Snow palace hotel
http://www.sinewaves.it/s3p018.htm fAb/Kinetix Stella maris hotel
http://www.sinewaves.it/s3p025.htm fAb Acreobject
http://www.sinewaves.it/s3p020.htm VA One year later
http://www.sinewaves.it/agift.htm VA A gift for.. (tribute to Mario Biserni)
http://www.bitlabrecords.com/cod/cod003.html fAb Please don't move

Fabio Orsi Osci LP/Smallvoices



Fabio Orsi
"Osci" LP

limited edition of 320 copies

cat. nr.: SVV006 | format: LP | tracks: 2 | lenght: 36:23 | ean: 8032644743069






SmallVoices is happy to present a new Italian promising artist: Fabio Orsi. 'Osci' is a two long tracks album (remixed by Gianluca Becuzzi/Kinetix) of ambient drone music, field recordings and experimental melancholic soundcapes... Using processed folk music parts (taken during folkloristic festivals, typical of the Apulian folk tradition), Fabio creates a dreaming atmosphere crossing between balls and bellows, silence and spirituality, everyday life: at home, in a church, in the countryside, at the small-town feast. All these sounds mixed and processed through digital machines: an encounter between modernism and tradition. Image a sort of mixture between Alio Die's ambient works, William Basinski's melancholia, Phil Niblock's experimentalism.
Fabio Orsi plays: guitars, samples, field recordings, laptop.
The black heavy weight vinyl was packaged in an elegant sleeve and including 3 postcards.

Osci is a deep hole into the ground of the loved/hated traditional music. It is a snatch with the past, watching it from unusual perspective, with deforming lens under coloured lights. Osci never meets "Art", it is something like a hack. As the sickle relates about the man, but it's completely unconcerned with their destiny. He speaks the speech of crickets and ants. Time no exist. Telephone are not used to ring and the bees are assembling a "flying saucers" with the elements of an old washing machine. Telephone doesn't know how to ring and voices are gliding in to the dark from mouths full of soil and cheap beer, talking about obscene love proposals. Under the Sun we reverse a big stone and the name of a girl crawls out, into the grass. Someone picks up it from the ground, and put it on the neck as an amulet. Violin's strings clasp the heart in an August night. Flames itching the flesh with pain. Finally our body shows infinite chances. Inside and outside. Every single pore is a hole. Inside is outside. A blink. We would like to shake the skin from bodies, jumping in the fire. A blink. Then we leave by car, disappearing on dusty roads. Sentenced to a slow craziness. All the rumours pushing under the scab. Where the streets are swelling as the veins and the buildings are collapsing, we plant a microphone, cold as a needle.
sav


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versione italiana:

SmallVoices è fiera di presentare una nuova promessa italiana: Fabio Orsi. 'Osci'è un album composto da due tracce (remixate da Gianluca Becuzzi/Kinetix) di "drone music", registrazioni di campo e sonorità melanconico/sperimentali...Manipolando spezzoni di registrazioni di musica folkloristica (catturate durante sagre folkloristiche, tipiche della tradizione pugliese), Fabio crea un'atmosfera da sogno a metà strada tra balli e urla festanti, silenzio e spiritualità, quotidianità: a casa, in chiesa, in campagna, in festa. Tutto ciò mixato e processato attraverso macchinari digitali: un incontro tra moderno e tradizione. Immaginate una sorta di miscela tra l'ambient ipnotica di Alio Die, la malinconia di William Basinski e la sperimentalità di Phil Niblock.
Per quest'opera Fabio Orsi utilizza: chitarre, campionamenti, registrazioni di campo, laptop. Disco in vinile nero pesante con elegante copertina e 3 cartoline postali.

Osci è un buco profondo scavato nel terreno dell'amata-odiata musica tradizionale. Rappresenta la volontà di strappare le radici e osservarle da prospettive insolite, con lenti deformanti sotto luci colorate. Osci non ha niente a che spartire con l'arte, piuttosto somiglia a una zappa. Come una falce racconta dell'uomo, ma gli è indifferente la sorte degli uomini. In Osci si parla la lingua dei grilli e delle formiche. Il tempo non esiste. I telefoni non sanno ancora squillare e le api costruiscono dischi volanti coi pezzi di una lavatrice abbandonata. I telefoni non sanno più squillare e le voci scivolano nel buio da bocche impastate di terra e birra scadente per biascicare oscene proposte d'amore. Sotto il sole rovesciamo un enorme sasso e il nome di una ragazza striscia fuori, nell'erba. Qualcuno lo raccoglie e se lo lega al collo come un amuleto. Le corde di un violino ci stringono il cuore in una notte d'agosto. Le fiamme pizzicano la carne e il dolore fa chiudere gli occhi. Finalmente il corpo ci mostra possibilità infinite. Dentro e fuori. Ogni poro è un buco. Dentro è fuori. Un attimo. Viene voglia di scrollarsi la pelle di dosso e gettarsi nel fuoco. Un attimo. Poi saltiamo in macchina e perdiamo le tracce su strade fatte di polvere. Condannati a impazzire lentamente. Tutti i rumori della terra che gocciolano nell'orecchio. Tutti i rumori che spingono sotto la crosta. Dove le strade si gonfiano come vene e le case cadono a pezzi, piantiamo un microfono freddo come un ago.
sav

Order your copy on: www.smallvoices.it

some reviews...

VELVET GOLDMINE BLOG


Velvet goldmine..blogFabio Orsi, Salvatore Borrelli - L'apres, L'(a)-Dieu (Autoprodotto, 2006)
Se volete sapere qualcosa di diverso e di reale sulla bella Napoli, forse è meglio che vi ascoltate questo Cd-r 3" in tiratura limitata di 66 copie.
"Tumefatta da 4 metri d'immondizia, sotto 40 metri di vuoto Napoli sotterranea vive come simulacro per turisti d'importazione, alla stessa maniera il suono risponde come un simulante che replica se stesso per sostituire l’assenza". Una perfetta descrizione di quest' ambient concentrata (una sola traccia per 16 minuti circa) che non spicca per l'originalità ma per l'ottima fattura.
Etre ( aka Borrelli) lascia correre le chitarre con i field recording, mentre Fab (aka Orsi) fa sciogliere il computer sulle registrazioni (il vociare in apertura); un lavoro a quattro mani riuscito a pieno grazie anche al feeling dei due musicisti.
Preso da una sorta di trance, riascolto la traccia e mi sento coinvolto: consigliato a tutti.


Fabio Orsi - Osci (Small Voices, 2006)
Fabio Orsi, abbandonati i Cd-r, ci consegna il disco solista ufficiale che approda sulla label Small Voices, sempre attenta a sperimentazioni ed alla materia sonora.
"Osci", prodotto da Gianluca Becuzzi (Kinetix), scava profondamente nei campi della tradizione ed arriva a chiederci attento ascolto; un'ambient delicata e sottile che crea emozioni nel modo più umile possibile. Dopo anni di sagre paesane, di usi e costumi registrati con cura, eccoci davanti all'opera filtrata e sciolta dai luoghi comuni.
Il tutto in due tracce di 18 minuti cadauna, un collage di musiche tradizionali e di campioni sonori impalpabili; forse il lavoro doveva essere spezzettato in un altro modo, diviso in più tracce per rendere meno dispersivo il concetto.
Un passato sempre presente in questa bella prova, su cui si può costruire un ottimo futuro.

Casa Discografica: www.smallvoices.it
Contatti: info@smallvoices.it - acreobject@hotmail.com


BLOW UP


ALTRISUONI
Fabio Orsi
Osci • LP Small Voices [www.smallvoices.it] • 2t-36:00ca. S'intuiscono chitarra e computer nella musica di quest'album d'esordio - dopo la trafila dei CD-R - di Fabio Orsi, nell'occasione rielaborato e prodotto da Gianluca Becuzzi aka Kinetix. L'ambito di riferimento sarebbe consueto - ambient glissata in microwave, spazi silenti aperti a microtessiture ecc. - ma ciò che colpi¬sce è la sensibilità dell'autore, che ha un gusto raro per l'arrangiamento (chiamiamolo cosi in mancanza di meglio) e quindi l'accostamento di umori e suoni. Scorrono brevi e ovat¬tate frasi chitarristiche, glitch delicati, bellissimi campioni carpiti a qualche musica tradizionale del Sud italiano, crescendo sottili come fili, rapide eva¬nescenze di ritmo. Un gran bell'ascol¬to, il cui unico vizio è forse lo svilup¬po di troppi temi (soprattutto nel secondo pezzo) che singolarmente avrebbero offerto una visione e una memorizzazione maggiore. Così ci troviamo di fronte (solo?) a un'ottima dichiarazione d'intenti - molto O'Rourke primi anni '90 - che atten¬de di giocarsi al meglio le carte nume¬rose messe sul tavolo. (7/8) Stefano I. Bianchi

i'm ep here


OUT NOW... the new fantastic ep called I'm ep here.. in 30 limited edition (numbered at hand) copies!
for info contact me!

Fabio Orsi è qui




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contact label: www.smallvoices.it